Realizzare un cortometraggio è un’esperienza affascinante e coinvolgente. Ma sono numerosi gli errori comuni che possono compromettere il risultato finale. Quali sono i principali cliché da evitare? Ecco alcuni consigli utili per evitare gli errori più frequenti durante la realizzazione del tuo cortometraggio.
1. Mancanza di una storia solida
Uno dei principali errori che gli esordienti commettono è trascurare la narrazione. Una storia convincente è il cuore pulsante di ogni cortometraggio. Assicurati di avere una trama ben strutturata, con un chiaro inizio, sviluppo e conclusione. Ricorda: non c’è una storia se non c’è un conflitto! Non basare il tuo corto solo su un tema che ritieni interessante o a te caro, ma sviluppa la trama di una storia coinvolgente. Per saperne di più puoi leggere il nostro articolo dedicato!
2. Un inizio da cliché…
Quanti film o cortometraggi hai visto iniziare con una sveglia che suona? La storia che vuoi raccontare può avere inizio in qualunque momento della giornata e partire proprio dal risveglio del protagonista spesso può risultare una scelta scontata. Ricordati che puoi anche iniziare subito in medias res (nel mezzo del conflitto o di un’azione particolare) o che puoi stravolgere l’ordine cronologico, raccontando fatti che avverranno in seguito (flashforward) o avvenuti in precedenza rispetto al tempo principale della narrazione (flashback).
3. Il finale debole
Spesso si è portati a pensare che per scrivere una buona storia è importante avere chiari l’ambientazione e i protagonisti e che il finale si debba scegliere solo in seguito. In questo modo si rischia di scrivere storie dal finale mozzo, debole o deludente. Molti scrittori sostengono che è più efficace scegliere e conoscere prima il finale di una storia e poi scriverla ricostruendola a ritroso, piuttosto che fare il contrario. La conclusione della tua storia è il punto più saliente e trascurarlo può rovinare un corto che fino a quel momento si era prospettato un grande successo. In generale, ti sconsigliamo di propendere per un finale aperto: conclusioni troppo criptiche e indecifrabili spesso celano delle indecisioni da parte di un giovane autore. Una scelta simile richiede grande esperienza e non è suggeribile per dei cineasti esordienti: rischierai, infatti, di lasciare il pubblico troppo confuso e insoddisfatto.
4. Lo spiegone
È il peggior nemico dello sceneggiatore. Il cinema è un’arte visiva: non dimenticarti mai che è fondamentale comunicare per immagini! Evita di scrivere lunghi monologhi (che sono anche difficili da interpretare, specialmente per attori esordienti) o dialoghi che spiegano tutto al pubblico. Ricorda sempre che è importante non sottovalutare la perspicacia degli spettatori a cui ti rivolgi e che le tue riflessioni possono emergere anche attraverso le immagini, gli eventi e le azioni.
5. Problemi tecnici
Anche se hai a disposizione costose attrezzature, assicurati che la qualità tecnica del tuo cortometraggio sia la migliore possibile. Con semplici accortezze, anche con pochi mezzi, è possibile migliorare notevolmente il tuo cortometraggio. In particolare, presta attenzione alla qualità dell’audio, alla messa a fuoco delle riprese e alla corretta illuminazione. Anche un’idea brillante può essere rovinata da eccessivi problemi tecnici che possono impedire di godere appieno della sua bellezza e genialità.
6. Dialoghi poco naturali
Scrivere dialoghi autentici è una sfida per molti giovani autori. Evita gli errori comuni come i dialoghi forzati o poco realistici. Cerca di rendere le conversazioni fluide e credibili, prendendo ispirazione dalla vita reale e osservando attentamente come le persone parlano, si muovono e interagiscono tra loro. Se ti sei ispirato a persone o ambientazioni realmente esistenti, puoi passare del tempo con loro o in quei luoghi per conoscerli nel dettaglio e riprodurli sul grande schermo in modo fedele.
Evitare gli errori comuni, come la mancanza di una storia solida, dei dialoghi poco verosimili o i problemi tecnici, può aiutarti a creare un cortometraggio di qualità. Ricorda sempre di imparare dagli errori e di continuare a migliorare le tue abilità nell’affascinante mondo del cinema seguendo la nostra Guida ai primi ciak!
Hai trovato l’idea giusta per il cortometraggio, l’hai riassunta in un soggetto o un trattamento e hai fatto una scaletta per dividere la storia in scene: non ti resta che scrivere la tua sceneggiatura!
Prima di scoprire in che modo si scrive la sceneggiatura di un corto, è bene ricordare che si tratta di un testo che racconta per immagini: tutto deve essere tradotto in termini visivi. Le parole usate, quindi, dovranno essere molto concrete e lo stile da adottare non sarà quello letterario (come quello dei romanzi), ma quello cinematografico. Lo sceneggiatore scrive per il cinema: la sceneggiatura fungerà da guida sul set e in fase di montaggio e per questo è fondamentale scriverla in modo corretto e chiaro per facilitare il lavoro di tutti.
Ma quindi come si scrive una sceneggiatura? È necessario scaricare qualche programma particolare? C’è un font specifico da usare? Ci sono delle regole fondamentali da seguire?
I programmi
Esistono numerosi programmi per computer per scrivere sceneggiature in modo professionale. In particolare, il più diffuso nel mondo del lavoro è Final Draft, scaricabile a pagamento sull’omonimo sito ufficiale. Sono disponibili anche programmi gratuiti come ad esempio WriterDuet e Scenarist. Questi programmi, studiati appositamente per la scrittura di sceneggiature, sono un valido aiuto perché ti forniscono una formattazione già impostata secondo il “linguaggio del cinema” (ad esempio, le indicazioni per le intestazioni di scena, i nomi dei personaggi, i dialoghi, le azioni…) e dunque una maggiore facilità e fluidità nella scrittura di una sceneggiatura. Se preferisci partire da una pagina bianca, puoi anche scrivere su word o un simile file di testo seguendo alcune accortezze per attenerti agli standard, come usare il font Courier, carattere 12, descrizioni a tutta pagina, nomi dei personaggi in testa alle battute e i dialoghi incolonnati al centro della pagina.
Modelli di sceneggiature
Esistono tre modelli principali di sceneggiature: all’italiana, alla francese e all’americana. In questo articolo ci concentreremo su quest’ultimo, il più diffuso nel mondo del cinema.
Struttura di una sceneggiatura
Ogni scena è necessariamente costituita da alcuni elementi fondamentali, che sono:
intestazione
azioni o didascalie
dialogo
Ogni sceneggiatura è composta da più scene, che vengono numerate e che possono essere collegate da delle transizioni (es. DISSOLVE TO:).
INTESTAZIONE DI SCENA
L’intestazione è la prima riga di ogni scena, è scritta interamente in maiuscolo e indica dove e quando è ambientata la scena. In ordine, gli elementi da indicare per ogni scena sono:
numero di scena (i programmi appositi generalmente li aggiungono automaticamente, così che anche eliminando una scena tutte le altre verranno numerate di conseguenza);
se è ambientata in un luogo al chiuso o all’aperto (INT o EXT);
la location;
il momento della giornata (se è GIORNO o NOTTE, oppure TRAMONTO, ALBA, CREPUSCOLO…).
In questa sezione, dopo la scritta GIORNO o NOTTE è possibile aggiungere anche particolari elementi riguardanti la scena come ad esempio se si tratta di un SOGNO, un FLASHBACK (evento accaduto nel passato) o un FLASHFORWARD (evento che accadrà nel futuro).
DESCRIZIONE DELLA SCENA (AZIONE)
In questa sezione è importante descrivere:
l’ambientazione;
i personaggi;
i costumi e gli oggetti di scena funzionali alla narrazione;
le azioni compiute in scena.
Nella descrizione che apre una scena è necessario specificare quali sono i personaggi presenti, descrivere il luogo, eventuali costumi ed oggetti di scena funzionali alla narrazione. Ad esempio, quando una location compare per la prima volta è importante descriverla più nel dettaglio, mentre le volte successive basterà specificare gli elementi presenti solo se sono presenti modifiche sostanziali (ad esempio, se lo spazio ha subito variazioni nel tempo). Le ambientazioni, i costumi e gli oggetti possono essere fondamentali durante una scena: i personaggi potrebbero interagire con essi e, se questo avviene, è importante che sia esplicitata fin da subito la loro presenza. Se per esempio un personaggio entra in una stanza, saluta un amico e mentre parla con lui mangia degli stuzzichini presenti sul tavolo, allora dovremo specificare fin da subito che nella stanza è presente un tavolo con del cibo. I nomi dei personaggi che compaiono per la prima volta devono essere scritti in maiuscolo, preferibilmente specificando anche l’età tra parentesi, per esempio: MARIO (25). Anche alcuni suoni o effetti sonori, se hanno particolare importanza, possono essere scritti in maiuscolo, per dare loro maggiore risalto a colpo d’occhio soprattutto in fase di spoglio della sceneggiatura (per esempio, la porta SBATTE). Ogni azione deve essere sempre scritta al presente e riportata solo se ha una particolare importanza ai fini della narrazione: se ad esempio i protagonisti chiacchierano al bar, non è necessario descrivere tutto quello che fanno gli altri clienti sullo sfondo se questo non ha ripercussioni dirette sulla storia (sarà compito del regista e dei suoi collaboratori gestire le comparse sul set e indicare loro le azioni da compiere per “riempire” la scena).
Sempre perché la sceneggiatura è un documento tecnico, è importante non scrivere i pensieri dei personaggi o le loro emozioni, poiché queste non saranno visibili sullo schermo. È importante invece indicare su carta come queste emozioni verranno trasmesse sullo schermo: ad esempio, invece di scrivere che un personaggio è triste, è preferibile optare per ha un’espressione cupa.
DIALOGHI
Prima di ogni battuta è necessario indicare il nome di chi la pronuncia in maiuscolo. Se un personaggio compie dei gesti, dei movimenti o delle azioni particolari mentre parla, questi vengono scritti tra parentesi. Se invece tali azioni sono compiute prima o dopo una battuta, queste devono essere descritte a tutto rigo, come nella sezione “azioni” descritta sopra. Vediamo ora un esempio riassuntivo di un breve dialogo:
Accanto al nome di un personaggio, talvolta è possibile trovare delle indicazioni specifiche (spesso abbreviate):
(CONT’D), abbreviazione di “continued”, si usa quando una battuta, concepita come unitaria, viene “spezzata” da una didascalia o viene divisa dal cambio di pagina. Generalmente i programmi di scrittura aggiungono questa indicazione in automatico dove necessaria;
(V.O.), si usa quando c’è una “voice over”, ovvero la voce di un narratore esterno, extradiegetica*, che non possono sentire i personaggi presenti in scena, ma solo gli spettatori. Le “voice over” non vengono registrate sul set, ma in seguito con il doppiaggio;
(O.S.), indica una voce “off screen”, proveniente da un personaggio presente nella location ma che gli spettatori non possono vedere. Questo avviene, ad esempio, quando qualcuno parla da una stanza differente rispetto a quella che vediamo, o semplicemente quando per motivi narrativi è previsto che una determinata battuta sia pronunciata senza inquadrare l’attore. È una voce che viene udita dai personaggi, quindi diegetica*, ma se ne percepisce la lontananza (è anche detta “fuoricampo”).
* Per comprenderne meglio l’utilizzo è importante conoscere il significato della “diegesi” nel cinema. Tutto ciò che avviene o è presente nella location di una scena è “diegetico”, tutto ciò che è esterno ad essa si considera “extradiegetico”. La musica, ad esempio, se proviene da uno strumento o da un apparecchio che la riproduce che è presente in scena, come una radio o uno stereo, è diegetica, se invece è solo una colonna sonora (che quindi i personaggi in scena non possono sentire) è extradiegetica.
Una volta apprese le regole principali per scrivere correttamente una sceneggiatura, non resta che esercitarsi! Ricordati: i dialoghi sono fondamentali, ma spesso più sono brevi e maggiore è la loro efficacia: prova sempre a condensare i concetti con meno parole possibili e non scordarti mai che il cinema è fatto soprattutto di immagini e azioni! Tutto ciò che può essere fatto invece che detto, è bene tradurlo in azioni concrete piuttosto che in lunghi discorsi. Il miglior modo per imparare a scriverli è fare molta esperienza e chiedere dei feedback a chi conosci, oltre che leggere molti esempi di sceneggiature. È sempre bene confrontarsi, infatti, con gli altri, che siano amici, parenti o anche i tuoi genitori. Far leggere loro le tue storie e le tue sceneggiature ti permetterà di migliorare il tuo stile e di rendere più efficaci le tue opere, grazie a consigli che solo un occhio esterno, a volte, può darti. Non temere, inoltre, di riscrivere battute, dialoghi o di stravolgere più volte la tua sceneggiatura. Nel mondo del cinema tutte le sceneggiature vengono scritte e riscritte moltissime volte, fino ad arrivare alla versione iniziale che, di solito, è molto diversa dalla prima stesura.
Scrivere una sceneggiatura è un’arte tanto affascinante quanto complessa. Se sei interessato ad approfondire questo aspetto del mondo cinematografico, ti suggeriamo di acquistare alcuni libri al riguardo, per conoscere i suggerimenti dei più grandi professionisti di questo settore.
Consigli per le letture:
Story di Robert Mckee, una sorta di enciclopedia della sceneggiatura, delle sue strutture e dei modi efficaci di raccontare una storia, in particolare attraverso il cinema;
Dialoghi di Robert Mckee, sequel del bestseller sulle storie, è un’attenta analisi dei numerosi tipi di dialogo esistenti;
Anatomia di una storiadi John Truby, che insegna come scrivere storie seguendo 7 passi principali, secondo delle modalità divenute ormai uno standard nel mondo del cinema;
Il viaggio dell’eroedi Christopher Vogler, per conoscere la struttura alla base di moltissimi film e serie tv che amiamo e che ispirano le nostre storie;
L’arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks, imprescindibile per scrivere dei personaggi tridimensionali, autentici, che sappiano emozionare i vostri spettatori.
Se desideri acquistare un manuale introduttivo che parli più in generale di come si scrive una sceneggiatura, basato anche su molti dei libri che abbiamo citato, ti consigliamo:
Manuale di sceneggiatura cinematografica di Luca Aimeri
Se vuoi invece attingere a piene mani dai grandi autori, è disponibile anche il sito www.sceneggiatureitaliane.it che permette di scaricare gratuitamente le sceneggiature di film italiani più e meno recenti, inclusi grandi successi del cinema contemporaneo!
Hai trovato l’idea giusta per il tuo corto e non vedi l’ora di scriverlo per poterlo vedere proiettato sul grande schermo: è arrivato il momento di scoprire come prepararsi per scrivere la sceneggiatura!
Prima di arrivare alla stesura della sceneggiatura di un cortometraggio o un film, è importante seguire alcuni step intermedi: il soggetto, il trattamento e la scaletta. Grazie a questo lavoro la tua idea sarà sempre più chiara e dettagliata, presentabile a eventuali produttori o finanziatori e ti consentirà di scrivere più agilmente la sceneggiatura.
Il soggetto
Trovata l’idea giusta, la prima cosa da fare è stendere il soggetto: un breve testo unitario, che nel caso di un cortometraggio può essere lungo all’incirca 1-2 pagine, in cui sono riassunti gli snodi principali della storia e gli elementi indispensabili per descrivere l’ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi. È importante scrivere solo le azioni principali dei personaggi e descrivere le ambientazioni solo negli aspetti più essenziali, evitando qualsiasi elemento che non sia strettamente necessario alla narrazione. Lo stile di scrittura deve essere molto visivo: descrivi le scene per immagini ed evita espressioni che non possono essere comprese all’esterno. Espressioni che riguardano i pensieri e le emozioni dei personaggi vanno tradotti in azioni.
Il trattamento
Il trattamento è una versione più estesa del soggetto, in cui sono indicati i luoghi in cui si svolgono le azioni, la storia è descritta più dettagliatamente, scritta in modo unitario, ma con una struttura simile alla divisione in scene, che verrà ulteriormente approfondita nella scaletta. Questo passaggio può essere tralasciato per i cortometraggi, ma può aiutare a realizzare la scaletta e stendere con più facilità la sceneggiatura.
La scaletta
Una volta terminati il soggetto e il trattamento, è arrivato il momento di dividere la storia per scene, ovvero in diversi blocchi che poi ci aiuteranno a scrivere la sceneggiatura passo dopo passo, per stabilire con facilità il susseguirsi degli eventi. La scena cambia, in genere, quando cambia notevolmente lo spazio (location) o il tempo in cui è ambientata (anche a distanza di pochi minuti). In questa fase il progetto si presenta come una successione delle scene, che vengono già numerate, corredate da una breve descrizione dei personaggi presenti e di ciò che accade. Lo stile è generalmente più schematico di quello usato per il trattamento: la scaletta è una sorta di documento “tecnico” utile per dirigere la narrazione in vista della scrittura della sceneggiatura.
La sceneggiatura
Siamo arrivati finalmente all’ultimo step della fase di scrittura di un cortometraggio: la sceneggiatura. Il soggetto e il trattamento sono dei testi unitari in forma letteraria, come dei brevi racconti. La scaletta, come accennavamo, è un passaggio più “tecnico”. La sceneggiatura è a tutti gli effetti un testo di lavoro, il cui scopo è fornire tutte le indicazioni per trasformarla in immagini per lo schermo del cinema o della tv. Per questo motivo, ci sono numerose regole e accorgimenti da tenere a mente per realizzarla al meglio.
Tutto parte da un’idea. Se desideri realizzare un cortometraggio, necessariamente devi partire da questo primo passo per poter scrivere la tua storia. Ma come si trova l’idea giusta? Come trovare degli spunti interessanti per creare una storia che tenga incollati gli spettatori allo schermo?
Per prima cosa è importante fare un brainstorming, da soli o in gruppo, ovvero un momento in cui si raccolgono spunti, idee e pensieri che vi vengono in mente, inizialmente anche quelli più vaghi. Non è necessario che questi elementi siano già perfettamente coerenti tra loro, l’importante è esternare tutto quello che ritenete possa essere interessante. In seguito, sarete voi a decidere quali pensieri possono rivelarsi davvero utili per la vostra storia e quali mettere da parte (e non scartare del tutto, perché potrebbero tornare utili più avanti, anche per altri progetti!).
Per scrivere una storia è importante tenere a mente alcuni aspetti generali. Si possono raccontare vicende di personaggi, tempi e mondi anche molto lontani dal nostro, ma perché siano autentiche ed emozionanti è molto importante partire da noi stessi e da quello che abbiamo vissuto. Le nostre esperienze personali, infatti, ci aiutano a raccontare in modo verosimile e profondo le emozioni provate dai protagonisti in situazioni simili a quelle che abbiamo vissuto, anche se in contesti diversi.
Un altro aspetto fondamentale da tenere a mente è l’effettiva realizzabilità della nostra storia. In fase di scrittura non bisogna mai dimenticarsi che poi la sceneggiatura dovrà essere tradotta in immagini e quindi va sempre considerato il limite di budget e le nostre possibilità, in generale, di ricreare scene simili.
La cosa più importante in assoluto, senza la quale il nostro corto non avrà mai successo, è la passione. Uno sceneggiatore deve raccontare storie di cui sia davvero innamorato, deve essere il primo a credere in esse, mettere in discussione le proprie idee seguendo i consigli esterni, ma anche difenderle con tutto se stesso se le ritiene davvero vincenti! Se desideri realizzare un corto racconta una storia che in primis tu stesso adori alla follia!
Vorresti girare un cortometraggio ma non sai da dove partire? Se hai una storia da raccontare e desideri avventurarti nel mondo del cinema, sei nel posto giusto!
Girare un corto è un’attività che richiede grande passione ma anche tanta organizzazione. Per questo per realizzare il tuo primo cortometraggio è importante aver chiaro fin da subito cosa fare e prepararti al meglio per il set! Se desideri vivere questa avventura non puoi perderti la nostra Guida ai primi ciak, in cui ti daremo consigli e strumenti utili per affrontarla al meglio!
Per organizzare il tuo lavoro, è importante sapere che la realizzazione di un corto, come quella di un film, si divide in tre fasi: pre-produzione, produzione e post-produzione. Ogni fase è fondamentale e nei prossimi episodi della Guida ai primi ciak ne approfondiremo gli aspetti più importanti, per non perdere nessun aggiornamento segui la nostra pagina Instagram ufficiale!
1. PRE-PRODUZIONE
La pre-produzione riguarda tutto ciò che deve essere fatto prima dell’inizio del set: in particolare, l’ideazione e l’organizzazione del tuo cortometraggio. In primis, dovrai trovare l’idea giusta per scrivere la tua storia, definire l’ambientazione e lo sviluppo dei personaggi, scrivere il soggetto, la scaletta e il trattamento fino ad arrivare alla sua ultima stesura nella sceneggiatura definitiva.
In seguito, dovrai organizzare il set. Alcune delle principali attività da tenere a mente sono:
individuare i membri della troupe;
scegliere gli attori attraverso i casting;
stabilire dove e quando girare, cercando le location più adatte per la tua storia e disponibili nei giorni in cui sono previste le riprese;
stilare un elenco di tutto il necessario (materiale tecnico, scenografia e oggetti di scena, costumi e accessori, etc…).
Insomma… dovrai programmare le riprese nel dettaglio e reperire tutto il necessario per limitare gli imprevisti durante la fase successiva.
2. PRODUZIONE
Una volta organizzate le giornate di set nei minimi dettagli, finalmente si gira! Nella fase di produzione, ogni elemento descritto nella sceneggiatura viene tradotto in immagini. Ogni membro della troupe si occupa delle proprie mansioni per curare tutti i diversi aspetti del cortometraggio, tra cui:
la regia
la fotografia, cioè la scelta delle inquadrature e la gestione della luce in accordo con il regista, l’esecuzione dei movimenti di macchina;
il sonoro;
la direzione degli attori;
i costumi;
la scenografia;
il trucco e parrucco.
Il regista dovrà coordinare tutte le figure sul set e avere ben chiaro il risultato da ottenere, per compiere tutte le scelte sulla base della propria visione artistica. Girare un corto è un lavoro di squadra: anche con un budget ridotto è importante circondarsi di persone fidate e competenti nel ruolo che andranno a ricoprire, evitando di assumere su di sé tutti i compiti e le incombenze. La suddivisione dei vari incarichi in base alle proprie competenze e abilità permetterà a ognuno di concentrarsi sulle proprie mansioni per esprimere al meglio il proprio talento e realizzare un gran cortometraggio!
3. POST-PRODUZIONE
Terminate le riprese, inizia la fase di post-produzione, in cui viene realizzato il montaggio e finalizzato il corto. In accordo con il regista, il montatore e le altre figure (come il sound designer, il colorist, etc…) usando appositi programmi, si occupano di:
selezionare e giustapporre le inquadrature realizzate durante le riprese;
sincronizzare l’audio;
aggiungere musiche e inserire eventuali effetti sonori;
lavorare alla color correction;
realizzare eventuali effetti visivi;
inserire i testi in sovrimpressione, come i titoli di testa e di coda.
I software attualmente a disposizione offrono grandi possibilità, ma non tutto si può sistemare in post-produzione. È sempre bene ricordare, quindi, di non rimandare tutto il lavoro al montaggio e lavorare molto attentamente sul set, con tutte le necessarie accortezze. Una volta ottenuto il risultato desiderato, il cortometraggio sarà pronto per essere proiettato!
Se desideri realizzare un tuo cortometraggio e hai un’età compresa tra i 14 e i 24 anni non puoi perderti l’occasione di iscriverti al Believe Film Festival, il primo festival italiano dei giovani per i giovani! Leggi le linee guida per l’edizione del 2026 per saperne di più.
Per scoprire i nostri consigli su ogni fase della realizzazione di un cortometraggio e conoscere al meglio tutti i ruoli sul set, non perderti i nostri prossimi articoli in cui analizzeremo ogni aspetto più importante!