«A chi appartengono i diritti d’autore su un cortometraggio o su un film?» Se hai realizzato un cortometraggio o stai pensando di girarne uno ti sarai certamente fatto questa domanda: proverò a rispondere in questo articolo.
Per prima cosa, occorre distinguere tra diritto morale d’autore e diritti patrimoniali d’autore.
Il diritto moraleappartiene agli autori del cortometraggio ed è inalienabile e irrinunciabile: ciò significa che non può mai essere ceduto e che l’autore non può mai rinunciarvi. È un diritto “morale” perché attiene alla paternità dell’opera, al fatto che l’autore ha partecipato alla realizzazione del cortometraggio. In particolare, l’autore può sempre rivendicare la paternità dell’opera (anche se inizialmente è stata pubblicata in modo anonimo o sotto uno pseudonimo); può sempre opporsi alle modifiche del cortometraggio che danneggiano la sua reputazione e, se inedita, può in ogni momento decidere di pubblicarla, anche a distanza di molti anni dalla sua realizzazione.
Il diritto morale d’autore è distinto ed autonomo rispetto ai diritti patrimoniali d’autore, che invece riguardano lo sfruttamento commerciale del cortometraggio in ogni possibile forma e che l’autore può sempre cedere ad altri.
I diritti patrimoniali spettano agli autori del cortometraggio:l’autore del soggetto (il soggetto è l’opera letteraria da cui è tratta l’opera cinematografica), l’autore della sceneggiatura (il “copione”, che contiene le battute, i dialoghi e le azioni degli attori), l’autore della musica (che può essere creata appositamente per il film oppure adatta da una già esistente), il direttore artistico (cioè il regista, che coordina tutti i soggetti coinvolti nel cortometraggio) e il traduttore (incaricato di tradurre il testo dei dialoghi in una lingua diversa). Questi diritti, invece, sono cedibili e rinunciabili, perché l’autore può cederli ad altri soggetti e rinunciare ad essi. Inoltre, la loro durata è limitata a 70 anni dopo la morte dell’ultimo autore.
Tra i diritti patrimoniali ricordiamo: il diritto di pubblicare, riprodurre e trascrivere l’opera; il diritto di eseguire, comunicare e distribuire l’opera; il diritto di dare in prestito e di noleggiare l’opera.
Da notare che gli attori non sono autori del film, anche se rivestono un ruolo fondamentale nella riuscita e nel successo dell’opera.
«E il produttore?» Nelle opere più complesse agli autori si affianca spesso la figura del produttore, colui che finanzia il film. Si tratta di un soggetto che, attraverso un’organizzazione di natura imprenditoriale, mette a disposizione degli stessi autori gli strumenti economici, tecnici e amministrativi per realizzare il film. Ad esempio, il produttore paga i tecnici e gli attori, individua i luoghi nei quali girare, richiede gli eventuali permessi, noleggia il materiale tecnico e così via.
Di regola gli autori cedono al produttore, che assume il rischio economico della realizzazione del film, tutti i diritti patrimoniali di sfruttamento della pellicola. Questo avviene attraverso particolari contratti scritti, con l’obiettivo di permettere al produttore di rientrare delle spese e realizzare un profitto. Se invece il produttore manca, i diritti patrimoniali rimangono nella disponibilità degli autori, che potranno gestirli come meglio credono.
Il formato standard di poster per il cinema è un 70x100cm (medie dimensioni) oppure 100x140cm (grandi dimensioni) verticale. La realizzazione grafica necessita di un file di grandi dimensioni, con un alto numero di pixel a disposizione (più è alto, più le immagini e le scritte saranno definite). Un esempio di risoluzione adatta: 3500×5000 pixel.
1. IMMAGINE DI SFONDO
Lo sfondo preferibilmente dovrebbe coprire l’intera superficie del poster. Può trattarsi di un’immagine tratta da un frame del film, oppure di un’immagine ad hoc, di un insieme di immagini o di un elaborato grafico.
2. TITOLO DEL FILM
Il titolo del film, ovviamente, è la prima informazione che deve raggiungere lo spettatore: deve dunque spiccare rispetto a tutti gli altri elementi grafici del poster grazie al colore, alla grandezza, alla posizione, ecc… È bene assicurarsi che sia ben leggibile se si trova su uno sfondo non neutro oppure che contrasti bene in caso di sfondo a tinta unita. Spesso non si tratta di una semplice scritta, bensì di un vero e proprio “logo-titolo” che restituisce l’identità ed il mood del film stesso.
3. NOME DEL REGISTA
Solitamente si trova nei pressi del titolo del film e la grandezza del testo è favorita rispetto al resto dei crediti. Le diciture che solitamente si utilizzano sono “regia di”, “diretto da” oppure “un film di”.
4. BILLING BLOCK
Il “billing block” è quella sezione del poster in cui si trovano i nomi del cast principale (quando non sono indicati a parte, similmente a come si fa con il nome del regista) e secondario ed i nomi delle figure principali della produzione e della troupe (autori di soggetto e sceneggiatura, direttore della fotografia, scenografo, costumista, fonici e sound designer, autori delle musiche, direttore di produzione, aiuto regista, regista, produttori…). Sotto di esso solitamente si trovano i loghi delle case di produzione e distribuzione coinvolte, dei partner, dei finanziatori (privati, Ministero, Film Commission, broadcaster, piattaforme…).
5. PRESENTAZIONE DEL FILM
Soprattutto quando a finanziare e realizzare un film sono delle case di produzione, alcune di esse sono responsabili della sua “presentazione” (ossia di portarlo al pubblico): spesso è il produttore principale, o il distributore nazionale, oppure entrambi o ancora tutti i produttori insieme.
Hai finalmente realizzato il tuo cortometraggio e intendi distribuirlo nei festival cinematografici, come ad esempio proprio il Believe Film Festival, il festival dei giovani per i giovani!
Tra i materiali richiesti per l’iscrizione, sarà necessario inviare una sinossi del tuo corto… ma come si scrive una buona sinossi? Grazie a questo breve articolo scoprirai gli aspetti fondamentali per realizzarne una efficace ed evitare gli errori più comuni.
La sinossi è un testo breve che deve riassumere la trama di un’opera, in questo caso il tuo cortometraggio. È fondamentale che siano citati dunque il nome del protagonista (o i nomi, se sono più di uno) e dei personaggi principali (non serve descriverli, né citarli tutti se non necessario), l’ambientazione in cui si svolgono i fatti (anche temporale se diversa dai giorni nostri) ed esporre il conflitto principale alla base della tua storia.
L’aspetto più importante è la sintesi e quindi la capacità di selezionare solo gli aspetti essenziali, senza i quali la sinossi rimarrebbe incompleta: tutto ciò che è accessorio e secondario va eliminato. La sinossi, infatti, serve come breve riassunto del tuo cortometraggio per presentarlo al pubblico e invogliarlo a vedere la tua opera, come un biglietto da visita. La lunghezza, quindi, risulta un aspetto fondamentale e in genere non deve superare le 4/5 righe.
Qui di seguito un esempio di sinossi che puoi prendere come ispirazione per comprendere come realizzarne una efficace per il tuo corto:
PENALTY: “Una partita di calcio tra ragazzi diventa emblematica metafora di una spietata lotta per la sopravvivenza e l’immigrazione, una riflessione sulla condizione umana osservata dal punto di vista di chi parte e non da chi arriva”.
Vuoi inserire i sottotitoli nel tuo cortometraggio ma non sai come fare? In questa guida troverai tutte le informazioni per inserire i sottotitoli in un film, in un corto o in un video.
I sottotitoli sono una parte essenziale dell’esperienza cinematografica: alcuni spettatori possono essere in difficoltà senza una traduzione scritta in italiano.
I sottotitoli costituiscono la soluzione a questo problema: appaiono solitamente nella parte inferiore dello schermo e forniscono una traduzione simultanea dei dialoghi del film.
Ma i sottotitoli non sono utili solo agli spettatori che hanno difficoltà a comprendere la lingua del film: possono essere utilizzati, ad esempio, anche per aiutare gli spettatori con disabilità uditive a comprendere meglio cosa accade sullo schermo.
Cosa sono, nel concreto, i sottotitoli?
I sottotitoli NON si realizzano semplicemente aggiungendo dei testi in fase di editing. Il film/corto esportato (file video) non deve avere i sottotitoli perchè questi ultimi possono essere aggiunti dopo attraverso un file “.SRT”. Il processo di creazione di un file SRT può essere effettuato manualmente o utilizzando software specializzato.
Un file SRT è essenzialmente un file di testo che contiene una serie di timestamp, ovvero le indicazioni dell’esatto momento in cui ogni linea di sottotitoli dovrebbe apparire e scomparire dallo schermo. Ogni linea di sottotitoli è formattata in modo da includere il testo e un timestamp per l’inizio e la fine della linea.Il processo di creazione di un file SRT può essere effettuato manualmente o utilizzando software specializzato.
Per rendere i sottotitoli disponibili, si utilizzano i file “SRT” (SubRip Text), un formato di file che contiene i testi dei sottotitoli e le informazioni sul momento in cui ogni linea di testo dovrebbe apparire sullo schermo. Questi file contengono le informazioni necessarie per sincronizzare i sottotitoli con l’audio del film, in modo che il testo appaia sullo schermo al momento giusto.
In genere, i sottotitoli sono creati prima in un formato di testo semplice (ad esempio in Word) e poi convertiti in un file .SRT utilizzando un programma apposito. Il formato .SRT è molto diffuso e supportato da molti software di riproduzione video e di editing.
Vi mostreremo 2 modi per realizzare file .SRT con il programma specifico Aegisub e con il programma di editing DaVinci. Entrambi sono gratuiti.
Il programma Aegisub offre una vasta gamma di funzioni che rendono il processo di creazione dei sottotitoli facile e intuitivo. Esso permette di visualizzare simultaneamente la traccia audio e la traccia di testo del film, in modo da facilitare la sincronizzazione dei sottotitoli. Inoltre, è possibile utilizzare una varietà di strumenti di editing per modificare il testo dei sottotitoli, tra cui il supporto per la formattazione avanzata del testo, il controllo delle dimensioni e la possibilità di inserire immagini.
Una delle funzioni più importanti di Aegisub è la sua capacità di sincronizzare automaticamente i sottotitoli con la traccia audio del film. Questo è possibile grazie a un algoritmo di sincronizzazione automatica, che cerca di riconoscere le parole e le pause nella traccia audio e di sincronizzare i sottotitoli in modo appropriato.
Per generare i sottotitoli con Aegisub è necessario seguire i seguenti passaggi:
1) Andare sul sito del programma e installare Il software.
2) Una volta installato il programma, per iniziare ad usarlo è necessario andare nella sezione “Video”→ “Apri Video” per importare un cortometraggio o un qualsiasi video a cui si vuole aggiungere dei sottotitoli.
3) Una volta aperto il file video appariranno 3 schermate:
In alto a sinistra troviamo la preview del video.
in alto a destra troviamo lo spettro del file audio e l’ editor di sottotitoli.
In basso troviamo tutti i sottotitoli realizzati con relativo timecode e stile.
4) Nella finestra dello spettro audio possiamo selezionare il tratto di audio iniziale da voler sottotitolare effettuando un click con il tasto destro e tenendo premuto trasciniamo fino a selezionare la zona di audio interessata (zona viola evidenziata da i 2 marcatori rosso e blu). Questa operazione va effettuata solo per la prima battuta da sottolineare poiché una volta generato il primo sottotitolo il software in automatico riconosce le pause e le battute presenti nell’audio.
5) Una volta selezionato l’intervallo da sottotitolare si passa alla zona dell’editor dove si possono modificare manualmente l’intervallo di tempo del sottotitolo e il suo stile. Cliccando su “modifica” è possibile creare uno stile personalizzato di sottotitoli andando a selezionare il Font, la dimensione, i colori, i contorni del testo e il posizionamento creando così uno stile personalizzato per i sottotitoli.
5) Selezionato lo stile, si passa a scrivere il testo nel riquadro evidenziato in foto. (Se si vuole ascoltare la parte di audio selezionata basta cliccare “play” sotto lo spettro audio).
Una volta scritto il sottotitolo si deve fare click su “invio” e abbiamo generato un sottotitolo. In automatico il software selezionerà la traccia audio successiva da sottotitolare mantenendo tutte le impostazioni di stile selezionate.
6) Per modificare un sottotitolo, basta selezionare il sottotitolo da modificare nel riquadro in basso, ritornare nell’editor e modificarlo.
7) Terminato di sottotitolare il corto dobbiamo esportare il file .SRT andando su “File”→ “Esporta sottotitoli”; una volta aperta la schermata dell’export selezionare la codifica del testo (quella di default va bene) e cliccare su “esporta”.
Se invece non si è terminata la sottotitolatura, si può salvare il progetto andando sempre su “File”→ “Salva sottotitoli” in modo tale da salvare il progetto con la possibilità di modificarlo successivamente.
Il programma può anche essere utilizzato per modificare file .SRT già esistenti ed eventualmente effettuare una traduzione. Per fare ciò basta aprire un file ,SRT con il programma ed effettuare le modifiche del caso.
Come realizzare i sottotitoli con DaVinci Resolve
DaVinci Resolve è un software di editing video professionale sviluppato dalla Blackmagic Design. È uno strumento potente e completo che offre una vasta gamma di funzionalità per l’editing, la correzione del colore, l’audio, gli effetti speciali e la post-produzione. È disponibile a questo link DaVinci Resolve 18 | Blackmagic Design.
DaVinci Resolve è disponibile in diverse versioni, tra cui una versione gratuita (DaVinci Resolve 18) e una versione a pagamento (DaVinci Resolve Studio 18) con funzionalità aggiuntive.
Tra le funzionalità di editing di DaVinci Resolve c’è la possibilità di aggiunta di sottotitoli.
Per generare i sottotitoli con DaVinci Resolve è necessario seguire i seguenti passaggi:
Scaricare e installare il software
Aperto il software e il progetto da sottotitolare fare click con il tasto destro sulla barra dei livelli per poter aggiungere un livello di sottotitoli (Add Subtitle Track)
3) Creato il livello bisogna creare il sottotitolo, quindi sulla timeline cliccare il tasto destro e aggiungere un nuovo sottotitolo
4) Creato il sottotitolo vi apparirà una finestra dove si può modificare il testo(Caption) e lo stile del sottotitolo (Track)
Nella finestra track è possibile modificare il font, il colore e la posizione del sottotitolo.
5) Creato il primo sottotitolo nella finestra caption cliccando su Add New si genera un nuovo sottotitolo successivo al precedente conservando lo stile e la posizione.
6) Terminato di sottotitolare il corto si passa alla fase di export. Dalla tab Deliver, possiamo esportare il nostro corto già con i sottotitoli oppure esportare solo il file .SRT separato dal file del video abilitando la spunta su Export Subtitle.
7) Abilitata la spunta export subtitle possiamo scegliere come esportare i sottotitoli: come file separato dal corto, come file incorporato nel corto o come file che sovrascrive il corto e il formato del sottotitolo (consigliamo l’.SRT).
8) Una volta impostati tutti i parametri di render cliccare su Add Render Queue e avviare il rendering.
L’inserimento e la fissazione di composizioni musicali tutelate dal diritto d’autore all’interno di sequenze di immagini (come un film o un cortometraggio) prende il nome di sincronizzazione e, precisamente, di sincronizzazione audio e deve essere preventivamente autorizzato dall’autore della stessa opera musicale. L’artista che non ottenesse il previo consenso dell’autore commetterebbe un illecito civile, esponendosi all’obbligo di risarcire il danno arrecato all’autore.
Come fare allora per inserire delle composizioni musicali all’interno del proprio cortometraggio? Ci sono varie possibilità.
COME FUNZIONA NELL’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA?
Quando si tratta di produzione di film, cortometraggi o serie “industriali”, ossia dove ci sia una casa di produzione responsabile della realizzazione dell’opera, esistono delle figure professionali che si occupano di ottenere le licenze per i brani musicali sincronizzati nell’opera.
Il loro lavoro consiste innanzitutto nell’individuare chi sono i detentori dei diritti su un determinato brano e/o chi amministra tali diritti (ad esempio, società o gruppi come Universal o Warner che agiscono per conto degli autori). Spesso questo lavoro non è semplice, ma è possibile aiutarsi con database online e strumenti come quello fornito da SIAE a questo link.
Fatto questo primo passaggio, si passa alla negoziazione dei diritti e, nel caso di un’opera audiovisiva, bisogna considerare principalmente di ottenere 2 tipologie di diritti per poter sincronizzare un brano con le nostre immagini: si parla di diritti editoriali (o di edizione) che sono legati al testo e alle composizioni musicali e sono detenuti dagli autori e/o dagli editori, e di diritti master che riguardano invece la registrazione audio specifica di un brano e sono detenuti dall’etichetta discografica o dal produttore della registrazione.
Questi diritti possono poi essere acquisiti con varie modalità e limiti, in base alle necessità: il produttore si accorda quindi con gli aventi diritto (o i loro intermediari) sui canali di sfruttamento dell’opera in cui la musica viene licenziata (l’opera potrà essere commercializzata? Potrà andare solo ai festival? Potrà andare al cinema, in TV, sulle piattaforme?), sulla durata della licenza (che può essere perpetua, se non “scade” mai, oppure essere limitata nel tempo), sul territorio (che può essere per tutto il mondo o per specifici territori) e su eventuali altri usi del brano (il brano verrà usato sui titoli di testa o di coda? Potrà essere usato nel trailer e nei materiali promozionali?).
Terminata la trattativa, il produttore sigla con gli aventi diritto i contratti per ottenere in licenza tali diritti e paga un corrispettivo che generalmente si aggira su svariate migliaia di euro (non proprio economico!).
PICCOLO CONSIGLIO: se in un’opera un personaggio canticchia un brano, non sarà necessario acquisire i diritti master ma solamente i diritti editoriali (cioè quelli che tutelano la melodia e il testo canticchiati)!
COME POSSO MUOVERMI PER IL MIO CORTOMETRAGGIO?
Non è sempre semplice per un cortometraggio muoversi attraverso i canali “ufficiali” sopra descritti, sia per le difficoltà nell’entrare in contatto con gli aventi diritto sia per il costo delle licenze musicali. Quello che è certo è che non è in alcun modo possibile sincronizzare dei brani musicali editi (siano essi famosi o sconosciuti) senza ottenere la preventiva autorizzazione degli autori, anche nel caso di un piccolo cortometraggio o di un progetto senza finalità commerciali.
Allora come si può fare? Ci sono varie modalità.
Se hai individuato un brano edito che vorresti sincronizzare con il tuo cortometraggio, prova a metterti in contatto con gli aventi diritto per chiedere una licenza o un’autorizzazione all’uso. Non è semplice con i grandi artisti, ma magari puoi individuare un brano di un cantante o un gruppo emergente che ti piace e accordarti direttamente per ottenere l’autorizzazione. Potrebbe essere più semplice di quanto credi!
L’alternativa, magari anche più indicata dal punto di vista creativo, è coinvolgere un musicista per realizzare la colonna sonora del cortometraggo ad hoc! Questo può diventare un punto di forza per il tuo lavoro, che assumerà un valore molto più alto e un aspetto più professionale.
In ultima ipotesi, esistono online numerose library (ad esempio Artlist, Bensound o altre) dalle quali è possibile scaricare musica royalty-free oppure ottenere delle licenze per pochi euro. Ad ogni modo, presta sempre attenzione agli utilizzi che dovrai fare del cortometraggio in cui inserisci i brani per verificare che siano in linea con la policy della library: eviterai di incorrere in sanzioni.
Hai mai visto un film con un audio pessimo? È quasi impossibile andare avanti, vero? Eppure il suono è spesso la cosa più trascurata nei primi corti. Il motivo è semplice: quando si gira per la prima volta, tutta l’attenzione va alle immagini. Ma lo spettatore percepisce il suono in modo quasi inconscio e, quando qualcosa non va, lo sente subito. Un dialogo incomprensibile, un rumore di fondo fastidioso o una musica fuori posto possono compromettere anche le immagini più belle. Ecco perché vale la pena dedicarci la stessa cura che riservi alla fotografia o alla recitazione.
Da cosa è composto il suono di un film?
Prima di entrare nel pratico, è utile capire di cosa parliamo quando parliamo di suono in un cortometraggio. Gli elementi che compongono il paesaggio sonoro di un film principalmente sono tre:
Il primo è il dialogo: le voci dei personaggi. È una priorità, deve essere sempre chiaro e comprensibile.
Il secondo sono gli effetti sonori: tutti i suoni dell’ambiente e delle azioni, dai passi sul pavimento al rumore di una porta che si chiude, contribuiscono a rendere il mondo del film credibile e concreto. Molti di questi suoni, nei film professionali, non vengono registrati direttamente sul set ma vengono aggiunti o sostituiti in post-produzione.
Il terzo è la musica: accompagna le emozioni della storia e guida la sensazione dello spettatore. Può essere diegetica, cioè presente nella scena, come una canzone che suona dalla radio, oppure extradiegetica, cioè udibile solo dallo spettatore e non dai personaggi.
Il suono in presa diretta: registra bene fin dall’inizio
Il suono si può migliorare in post-produzione, ma solo fino a un certo punto. Un audio registrato male in fase di ripresa è molto difficile da recuperare, in alcuni casi è proprio impossibile. Per questo è fondamentale prendersi cura del suono già sul set, prima ancora di dichiarare il primo ciak.
Prima di girare ogni scena, chiediti: c’è rumore di fondo nel luogo in cui stai girando? Il microfono è abbastanza vicino a chi parla? Ci sono superfici che creano eco o riverbero?
Quale microfono usare?
Per i tuoi primi lavori, non serve per forza avere a disposizione attrezzatura professionale, ma è importante saper scegliere lo strumento giusto per ogni situazione.
Il microfono direzionale, detto anche shotgun, è ideale per le riprese in esterno o in movimento. Cattura il suono davanti a sé riducendo i rumori laterali e di fondo, per questo viene spesso montato su un’asta, chiamata giraffa, e tenuto il più vicino possibile a chi parla senza entrare nell’inquadratura. Il microfono lavalier è il classico microfono a clip che si aggancia, nascosto, ai vestiti del personaggio. È ottimo per i dialoghi in interna, dove la distanza tra attore e camera può variare molto.
Se non hai alternative, puoi utilizzare il microfono dello smartphone, che è spesso sottovalutato: in ambienti silenziosi e con poca distanza dalla fonte sonora, può dare risultati sorprendenti, soprattutto se abbinato a un’app di registrazione dedicata.
Il suono si lavora anche in post-produzione
Una volta terminate le riprese, il lavoro sul suono non è finito! Inizia una fase altrettanto importante, quella della post-produzione sonora, che comprende:
La pulizia dell’audio: consiste nel rimuovere i rumori indesiderati, ridurre il rumore di fondo e equalizzare il dialogo perché risulti chiaro e naturale.
Il sound design: il processo con cui si aggiungono o sostituiscono gli effetti sonori per arricchire il mondo sonoro del film. Come accennato prima, molti suoni che sentiamo nei film (passi, porte, oggetti) non sono quelli registrati in presa diretta, ma sono stati aggiunti o sostituiti in post-produzione da figure specializzate chiamate sound designer.
Il missaggio: è la fase finale, in cui si bilanciano tutti gli elementi (dialogo, effetti, musica) perché nessuno sovrasti gli altri e l’ascolto risulti equilibrato su qualsiasi dispositivo, dalle cuffie agli altoparlanti di una sala cinematografica.
Per iniziare, non hai bisogno di software professionali costosi: programmi come Audacity, completamente gratuito, o la sezione audio di DaVinci Resolve hanno strumenti più che sufficienti per fare un buon lavoro sul suono del tuo primo corto.
Gli errori da evitare
Girare in luoghi con molto rumore di fondo è uno degli errori più frequenti. Traffico, aria condizionata, frigoriferi, vento: questi rumori spesso non si sentono bene sul momento, ma emergono con forza nell’audio registrato. Considera le caratteristiche sonore dell’ambiente fin da quando cerchi le location e, prima di girare, ascolta sempre l’ambiente con le cuffie.
Tenere il microfono troppo lontano da chi parla è un altro errore classico: più la fonte sonora è distante, più il rumore ambiente prende il sopravvento sul dialogo. Il microfono dovrebbe stare sempre il più vicino possibile a chi parla, senza entrare nell’inquadratura.
Dimenticarsi di registrare il suono ambientale è qualcosa che molti scopriranno solo in fase di montaggio. Reg suono ambiente del luogo ripreso senza nessuno che parla — bastano pochi minuti di “silenzio” del set. Serve per raccordare i tagli in montaggio senza che l’audio suoni artificioso: se non ce l’hai, i tagli si sentiranno subito.
Usare musica con copyright senza i diritti necessari è un problema che può impedire la distribuzione del tuo corto. Esistono molte librerie di musica royalty free gratuite o a basso costo: usale! Ne parliamo più nel dettaglio nell’articolo dedicato alle musiche.
I consigli utili
Fai sempre una prova di ascolto prima di girare. Quello che senti attraverso le cuffie è molto più vicino a quello che finirà nel film rispetto a quello che percepisci ad orecchio nudo sul set. Non dichiarare il ciak senza aver ascoltato almeno qualche secondo di audio.
Nomina qualcuno nel tuo team come responsabile del suono. Anche in una troupe piccola, avere una persona dedicata al monitoraggio dell’audio in ogni ciak fa una differenza enorme. Non puoi fare il regista e stare in cuffia allo stesso tempo: il fonico è una figura fondamentale, anche quando il budget è zero.
In post-produzione, parti dal dialogo. Pulisci prima le voci, poi aggiungi gli effetti e la musica. Se non si capisce cosa dicono i personaggi, si noterà subito.
La luce è uno degli elementi cruciali e più affascinanti del filmmaking. Può trasformare una semplice scena in qualcosa di magico, evocativo e indimenticabile. Per un giovane filmmaker, imparare a gestire la luce è essenziale per realizzare il proprio cortometraggio e far sì che abbia un impatto visivo significativo. Sui set cinematografici questo compito è svolto dal direttore della fotografia, in inglese detto “director of cinematography” o “director of photography” (abbreviato “DOP”).
Il Direttore della Fotografia è responsabile dell’aspetto visivo del film. Lavorando a stretto contatto con il regista, decide come tradurre le parole della sceneggiatura in immagini, scegliendo le inquadrature, l’illuminazione più adatta, il colore e la composizione.
Per scoprire come iniziare a muovere i primi passi nel mondo della fotografia, abbiamo chiesto al nostro amico Davide Orfeo di condividere con noi alcuni suoi suggerimenti maturati durante la sua esperienza di giovane direttore della fotografia. Davide è stato ospite più volte al Believe Film Festival e ha vinto l’ambito premio della Selezione ufficiale nel 2021.
Per girare i tuoi primi cortometraggi molto probabilmente non avrai a disposizione molte attrezzature, per questo è importante adottare alcuni semplici accorgimenti per ottenere il miglior risultato possibile anche con mezzi low budget.
La fonte di luce principale che puoi sfruttare è quella solare: è possibile realizzare un intero cortometraggio anche solo sfruttando la luce del sole come fonte di illuminazione. Per questo motivo, per le sue prime opere Davide ha scelto di girare spesso vicino alle finestre, sfruttando perlopiù la luce naturale.
Se è necessario sfruttare delle luci artificiali, si possono utilizzare molti oggetti che probabilmente avrai già a casa o di cui puoi disporre facilmente. Lampade da scrivania, abat-jour, e lampade che puoi avere in casa possono essere sfruttate anche come luci diegetiche (ovvero luci la cui fonte è visibile all’interno dell’inquadratura e fa parte della scenografia).
In molti corsi e manuali si parla degli schemi luce, in particolare quello a tre luci, che è così composto:
Key Light: la luce principale che illumina il soggetto. Può essere dura o morbida a seconda dell’effetto desiderato.
Fill Light: utilizzata per riempire le ombre create dalla key light, mantenendo un contrasto equilibrato.
Back Light: posizionata dietro il soggetto, crea un alone di luce che lo stacca dallo sfondo, aggiungendo profondità all’immagine.
Molti professionisti, però, ritengono questi concetti limitati, utili solo per una comprensione iniziale del mondo della fotografia. Non è importante, infatti, seguire sempre gli schemi luce, perché la priorità del direttore della fotografia è un’altra. Come ci insegna Davide: “tu non devi illuminare bene, devi raccontare”. Infatti non sono solo il regista e lo sceneggiatore a raccontare la storia, ma anche chi compone le musiche, chi monta il film e il direttore della fotografia.
Per diventare un buon direttore della fotografia è essenziale approfondire i concetti relativi alla luce, al colore e ai contrasti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto dal punto di vista del loro potere comunicativo, e cioè cosa sono in grado di evocare, raccontare e suscitare nello spettatore. Vediamo ora come gestire sul set la luce naturale e quella artificiale.
1. Sfruttare la luce naturale
La luce naturale è una risorsa preziosa e gratuita. Imparare a sfruttarla al meglio può fare la differenza nelle tue riprese. Molte scene, infatti, possono essere girate senza l’utilizzo di alcuna luce artificiale. È importante tenere a mente come si sposta la luce solare durante il giorno. Grazie ad applicazioni e siti internet come “Google maps” è possibile vedere il punto in cui sorge e tramonta il sole. I tre elementi principali da considerare sono:
la luce di mezzogiorno, che può essere dura e creare ombre nette. Usa diffusori o rifletti la luce con pannelli bianchi per ammorbidirla.
i giorni nuvolosi, che offrono una luce diffusa e uniforme, perfetta per riprese senza ombre dure.
la “golden hour”, l’ora d’oro, appena dopo l’alba e prima del tramonto, che offre una luce morbida e calda, ideale per riprese suggestive.
Per modellare la luce, soprattutto quando si gira in esterna, si può ricorrere a strumenti come diffusori, bandiere, gelatine e riflettori che possono aiutare a regolare la luce che colpisce il soggetto o lo sfondo, secondo le esigenze della scena. Sul mercato sono disponibili molti tipi di attrezzature, con prezzi molto vari, ma anche nei negozi per il fai da te si possono trovare strumenti più semplici in grado di gestire la luce in modo ottimale. È possibile acquistare, ad esempio, lampade da giardino, pannelli di polistirolo o semplici cartoncini, tubi led ecc. Per i movimenti di macchina, invece, si possono costruire in modo “artigianale” dei carrelli o degli stabilizzatori realizzati con materiali di base e con costi decisamente inferiori rispetto al noleggio di attrezzature professionali.
Vediamo nel dettaglio i materiali che si possono utilizzare:
Diffusori: materiali traslucidi che ammorbidiscono la luce, riducendo ombre e creando un’illuminazione più uniforme. Sono realizzabili anche con dei pannelli bianchi di polistirolo o materiali simili.
Bandiere: pannelli neri che bloccano la luce per creare ombre più nette e controllare i riflessi indesiderati. È possibile usare anche dei cartoncini neri o delle superfici dipinte di nero.
2. Utilizzare la luce artificiale
Per cambiare il colore della fonte luminosa si possono usare le gelatine: si tratta di filtri colorati sistemati davanti a una fonte di luce, capaci di creare atmosfere particolari o correggere la temperatura del colore. La temperatura del colore si divide in calda e fredda, si misura in Kelvin (K) e influisce sul tono emotivo della tua scena.
Luce calda: le luci con una temperatura di colore bassa (2000K-3500K) appaiono calde, con tonalità gialle e arancioni, ideali per atmosfere accoglienti.
Luce fredda: le luci con una temperatura di colore alta (5000K-6500K) appaiono fredde, con tonalità bluastre, perfette per ambienti clinici o invernali.
Gestire la luce nel tuo cortometraggio è una combinazione di tecnica, creatività e pianificazione. Sperimenta con diverse fonti di luce, strumenti e tecniche per scoprire cosa funziona meglio per la tua visione artistica. Ricorda, la luce è il tuo pennello: usala per dipingere immagini che raccontano la tua storia in modo vivido e coinvolgente. Buone riprese!
Gli errori più comuni
Esistono degli errori comuni che vengono commessi soprattutto da chi è alle prime armi, come “bruciare” un’immagine (ovvero quando alcune parti vengono sovraesposte, cioè illuminate eccessivamente, e quindi i pixel perdono i dati di quella sezione che risulterà tutta bianca). Viceversa, un altro errore comune, è quello di sottoesporre, realizzando immagini troppo buie in cui allo stesso modo si perdono dettagli importanti per la ripresa. Ricorda: questi “errori” possono anche diventare una risorsa, sempre se usati con criterio, trasformando le difficoltà in opportunità.
“La Camera da Letto” di Vincent Van Gogh è uno dei più grandi dipinti della storia.
Se il quadro fosse un film e dovessimo descriverlo, diremmo che è una stanza con due sedie, un tavolo, una finestra… Non verrebbe molta voglia di andarlo a vedere. È la mano del pittore e la sua interpretazione che lo rendono unico. La regia è la voce del film, e può rendere straordinaria anche la storia apparentemente più semplice. Essere registi significa dunque avere una voce artistica chiara e decisa sul “come” e “cosa” si vuole raccontare in una storia. Non importa l’esperienza.
IL RUOLO DEL REGISTA
Per sfatare tabù e semplificazioni varie, il regista non è il “capo” del film. Il regista è colui che ha la responsabilità di mantenere lo stile del film omogeneo dall’inizio alla fine, facendo collaborare i vari reparti tra loro. Per fare ciò, regia è sinonimo di empatia, con attori e membri della troupe. Un buon regista deve essere in grado di comprendere e apprezzare l’impegno e la dedizione di ciascuna persona coinvolta nel film, poiché tutti stanno lavorando per portare a compimento la sua visione.
Piccola postilla: non c’è un solo “manuale del regista”. Il modo di approcciarsi alla regia riflette la personalità del regista stesso. Quindi essere sé stessi e creare nuove regole per inventare e sconvolgere è la migliore ricetta! Quello che posso fare però è elencare una serie di strategie che si adattano a un metodo lavorativo generale, e che spero possano essere uno strumento per creare un approccio tutto vostro, dalla pagina allo schermo!
1. Pre-produzione
Una volta scelto l’approccio creativo, il regista ha il compito di comunicarlo a ogni singolo capo reparto, discutendo nei minimi dettagli avvalendosi di strumenti visivi. Potete creare presentazioni Power Point con riferimenti a film, immagini ricreate con intelligenza artificiale (usando siti come Shotdeck o Leonardo.ai), o semplici schizzi se avete una particolare vocazione per il disegno. Così facendo, avrete delle cosiddette “mood board” visive a cui tutti nella troupe possono fare riferimento.
Nelle prime discussioni con gli attori, è importante sempre tenere a mente il lavoro fatto in fase di sviluppo sui personaggi, ma essendo sempre aperti a suggerimenti degli attori stessi. Partire sempre dall’esperienza personale e dalle emozioni degli attori li aiuterà moltissimo a modellare il vostro personaggio.
Infine, fare dei sopralluoghi assieme ai capi reparto nelle location in cui si vuole girare vi aiuterà a evitare problemi il giorno delle riprese.
2. Produzione
Sul set, il regista è la figura da cui tutti pendono. È importante quindi non avvalersi di tale privilegio con troppa leggerezza, ma di essere costantemente la persona con la massima concentrazione e attenzione per i dettagli durante le riprese. Gli attori sono lo strumento principale della vostra voce, ed è fondamentale comunicare tra un ciack e l’altro cosa vi piace e cosa meno della loro interpretazione. Sempre tenendo a mente, però, che gli attori stanno mettendo la propria faccia. Sono le figure più vulnerabili sul set, e per cui bisogna mantenere la massima premura. Ciò non significa che ogni singola richiesta dai vari reparti debba essere ignorata! Anzi, è compito del regista assicurarsi che ogni membro della troupe sappia cosa fare per attuare la visione creativa. Fatevi aiutare dal vostro assistente di regia ad avere il tempo necessario per discutere con gli attori, e successivamente discutere con i vari reparti su possibili modifiche.
3. Post-produzione
Un film si fa tre volte: in scrittura, sul set, e… in montaggio. È importante prendersi il proprio tempo in sala editing con il montatore. Le riprese non sembreranno mai buone come ce le si aspetta, e la disperazione è l’ultima cosa a cui pensare. Al contrario, tempo, pazienza, e dialogo con l’editor sono le chiavi del successo di un buon montaggio. Mai imporre una visione univoca e testarda, ma sempre cercare di essere aperti alla sorpresa, perché è proprio qui che la magia avviene, e molte scelte prese in precedenza potrebbero dover cambiare, ma in un risultato inaspettatamente migliore! Nell’editing lo strumento più snobbato è il suono, che deve invece essere l’arma vincente del regista, attraverso le pause e i silenzi giusti, ma anche con musiche e suoni a riflettere il mood del film.
Come ultimo ma più importante punto, il bello dell’essere registi è di non smettere mai di imparare, dalla vita, dagli altri, e dai propri sbagli. Nel processo della realizzazione di un film capita molte volte di sbagliare, di uscire fuori strada, o di concentrarsi così tanto sulla storia che si vuole raccontare da dimenticarsi di riguardare attorno a sé. Ed è solo guardandosi attorno che gli altri guarderanno verso di te come punto di riferimento, aiutandoti così a portare alla luce la storia stupenda che vuoi raccontare!
Hai scritto il tuo corto e sei fiero dei tuoi personaggi? Ora non ti resta che trovare il cast che avevi in mente!
A volte un autore scrive i personaggi di una storia ispirandosi ad alcuni attori specifici a cui proporre il ruolo (che siano grandi star o magari amici o conoscenti!), mentre nella maggior parte dei casi bisogna iniziare la ricerca da zero. Partire da una lista vuota per formare il cast di un corto può sembrare spaventoso, ma ci sono alcune strade che puoi percorrere per trovare il match perfetto per i tuoi personaggi.
Leggi questo articolo per scoprire come si fa una casting call e come gestire i provini al meglio!
Prima di tutto, come sempre, guardati intorno: tra i tuoi amici, familiari e conoscenti c’è qualcuno che sogna di diventare la prossima Emma Stone? Quel tuo cugino alla lontana è perfetto per interpretare lo zio Franco nel tuo corto? Se la risposta è sì, potresti tenerli in considerazione. Se vogliono cimentarsi ma non hanno alcuna esperienza, l’aspetto più importante da tenere in conto è spesso il loro carattere e la loro attitudine personale: sceglili in modo che siano affini al personaggio, così avranno una base di partenza e il loro lavoro sarà più semplice. Il tuo compagno di banco potrebbe lasciarti senza parole o tua sorella potrebbe essere la sorella perfetta per la tua protagonista!
Se invece il tuo corto ha bisogno di personaggi con caratteristiche specifiche e vuoi allargare i tuoi orizzonti, è il momento di avviare una vera e propria ricerca!
Ci sono vari modi per farlo. Ad esempio, esistono dei siti web specializzati nei casting, oppure esistono gruppi specifici sui social network… Un modo semplice per arrivare a tante persone è sicuramente usare i social. La soluzione migliore spesso è preparare una storia su Instagram o un post su Facebook con tutte le informazioni necessarie:
Chi stai cercando?
L’attore deve avere caratteristiche particolari?
Descrivi il personaggio, le sue caratteristiche estetiche, la sua età ed eventuali tratti particolari (ad esempio: “Cerco una ragazza bionda di età scenica tra i 18 e i 25 anni”).
L’attore deve essere nato, residente (o domiciliato) in una città o una zona specifica o avere un accento particolare?
Se non puoi fornire trasporti e alloggi, assicurati di cercare attori nella città in cui avverranno le riprese. (Ad esempio: “Le riprese avverranno a Firenze, è necessario essere residenti in città o avere un appoggio, richiesto accento fiorentino”).
Il lavoro sarà retribuito o no? Assicurati di specificarlo fin da subito, per evitare spiacevoli sorprese (per te e per gli altri!).
Per farti un’idea migliore, puoi richiedere delle foto (un primo piano e una figura intera), un video di presentazione o delle informazioni aggiuntive (come età, altezza…).
Per concludere, specifica come i candidati dovranno contattarti (direttamente su Instagram, per mail, attraverso un modulo online…): lascia un tuo recapito!
Una volta pubblicata la call, fatti aiutare dai tuoi amici (e dagli amici degli amici) a condividerla per farla arrivare a più persone possibili: potresti stupirti del numero di richieste che riceverai!
In caso di necessità, un modo utile per allargare la platea degli interessati è sicuramente estendere la ricerca alle scuole o alle associazioni culturali della tua zona: ti potranno aiutare nella diffusione della call o nell’organizzazione dei casting veri e propri!
Se hai un buon budget e vuoi lavorare con attori professionisti, puoi provare a contattarli attraverso i loro agenti. Ma chi è un agente?
Un agente è un professionista, spesso associato ad un’agenzia, che rappresenta gli attori e le attrici nel mondo dello spettacolo. Il suo lavoro consiste nel cercare le migliori opportunità lavorative per i suoi clienti, negoziare i contratti, gestire le relazioni con i direttori dei casting e le produzioni. Gli agenti infatti lavorano con l’obiettivo di ottenere per i loro assistiti i ruoli che meglio corrispondono alle loro abilità ed ambizioni, nonché negoziare le condizioni contrattuali più favorevoli, inclusi gli aspetti economici e la cessione dei diritti d’immagine. In questo senso, sono fondamentali nell’aiutare gli attori a sviluppare e gestire la propria carriera nel mondo dell’intrattenimento.
Hai due opzioni per metterti in contatto con un’agenzia:
Puoi fare una ricerca sul loro sito, in cui troverai le fotografie e le informazioni principali su ogni attore. Se sei interessato a qualcuno in particolare puoi contattare l’agente via e-mail, presentando il progetto in sintesi ed esponendo le informazioni principali sulla produzione. Se saranno interessati ti ricontatteranno.
Puoi mandare una mail all’agenzia, descrivendo le caratteristiche del progetto e del personaggio di cui sei alla ricerca: ti manderanno loro stessi delle proposte scegliendo le più adatte tra il loro portafoglio di attori.
Tra gli amici, i social e le agenzie hai ricevuto delle buone proposte e i volti ti convincono: è il momento di organizzare dei provini per capire se il loro modo di recitare e la loro attitudine sono adatti al tuo personaggio! Per organizzare i provini il primo passo è inviare ai candidati gli estratti della sceneggiatura del tuo progetto o, in alternativa, di un film già esistente (gli stralci), che poi reciterà davanti a te. In questo modo avrai la possibilità di vederli e ascoltarli dal vivo, di dare delle note e portarli verso l’interpretazione ideale per il tuo personaggio. Può esserti utile filmarli per poterli rivedere in seguito ed anche avere una spalla, ossia una persona che nel caso di un dialogo supporta il candidato recitando le battute degli altri personaggi in scena.
Ma non tutti hanno lo spazio per fare dei provini dal vivo. Se non hai questa possibilità, non preoccuparti: puoi fare i casting anche online o chiedere l’invio di un selftape. Il selftape è una sorta di provino fai-da-te che l’attore registra da solo, interpretando il monologo o dialogo assegnato dal regista. Spesso si richiede un selftape prima di fare un provino dal vivo: l’unico aspetto negativo di questo metodo è che il regista non può “guidare” l’attore verso l’interpretazione che cerca. Se sei un attore e ti chiedono di realizzarne uno, ecco dei consigli per girare il selftape perfetto:
trova un luogo silenzioso che abbia uno sfondo neutro
indossa un abbigliamento il più possibile neutro
imposta l’inquadratura a mezzo busto
all’inizio del video presentati: specifica nome, cognome, età e provenienza
poi puoi raccontare di te molto brevemente: cosa studi? Hai già avuto esperienze?
A questo punto inizia a recitare ciò che ti è stato assegnato
Per finire, fine mostra i due profili e le mani.
A volte prima di trovare l’interprete giusto per un ruolo è necessario fare più step di provini, altre volte “ci si innamora” al primo sguardo. Nel momento in cui pensi di aver trovato l’attore più adatto, puoi iniziare a preparare con lui il personaggio e fare delle prove usando la sceneggiatura come guida. Se stai producendo un cortometraggio in autonomia, senza il sostegno di un vero produttore, probabilmente non firmerai dei contratti con i tuoi attori ma ti consigliamo ugualmente di far firmare loro una liberatoria d’immagine (ossia un documento che viene utilizzato per ottenere il permesso da parte delle persone che appaiono in una foto o in un video, consentendo così l’uso e la distribuzione di tali immagini): in questo modo sarete entrambi più tutelati!
Ora hai la sceneggiatura perfetta, un’organizzazione impeccabile e il cast che sognavi: è il momento di correre sul set. Continua a seguire la nostra Guida ai primi ciak per scoprire altri segreti sulla fase di produzione del tuo corto!